Il
progetto ha puntato alla valorizzazione e rivalutazione del parco archeologico
di Cuma e degli scavi confinanti, che sono diventati, per tutto il tempo
dell'iniziativa, un grande museo all'aria aperta.
Sono state esposte una serie di trentacinque sculture, installazioni,
segni architettonici e lavori di environment, che sono diventati parte
integrale del sito archeologico.
Le Officine Manganello hanno realizzato l'opera dell'artista Costas
Varotsos.
L'opera
Secondo le sue origini l'artista greco ha cercato di ideare una scultura
che trova canali di comunicazione tra il passato ed il presente, come
anche una coesistenza armoniosa con il luogo espositivo. "Il
Teatro Greco" è una nuova testimonianza dei concetti che
sono preziosi all'artista: la trasparenza che si trasmette dal fondo
della cripta fino ad un'altezza di i 8 metri, la luce, l'energia che
si erige verso l'alto, la stabilità, l'equilibrio e allo stesso
tempo la possibilità del creare il disordine attraverso un
piccolo gesto, l'universo che può cadere a pezzi, i caos che
può nascere da un ma in ento all'altro dalla dissonanza degli
elementi. Come il vero teatro greco di allora il cono di Costas Varotsos
è il palcoscenico per l'unità tra il tempo, lo spazio
e l'azione, in una fusione naturale con l'epoca in cui viviamo.
L'artista
La formazione culturale di Varotsos, nato ad Atene nel '55 è
d'impronta multidisciplinare e cosmopolita. Dopo gli studi all'Accademia
di Belle Arti di Roma, alla Facoltà di Architettura di Pescara
e a New York, tiene la sua prima personale nel '78 a Pescara, seguita
da varie altre mostre. Nel 1987 partecipa alla Biennale di San Paolo
in Brasile e nel '93 alla Biennale di Venezia. Nel 1983 con Il Poeta,
Varotsos inaugurò a Cipro la prima di una serie di creazioni
monumentali ideate in stretto rapporto con il luogo destinato ad ospitarle.
Questa dialettica "esterno-interno" caratterizza anche la
produzione di dimensioni non monumentali di Varotsos, che vive e lavora
in Grecia.